La Storia della Pastiera

L’origine della Pastiera è antichissima e proviene da culti pagani per celebrare l’arrivo della primavera.
La leggenda e’ legata al mito della Sirena Partenope.

Si narra che la Sirena, incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.
Una volta la sua voce fu così melodiosa che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti e accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto.

partenope

Fu così che le genti che abitavano il golfo vollero renderle omaggio regalandole i doni della loro terra.
Sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnare i doni alla bella Partenope:

la farina, forza e ricchezza della campagna
la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle
le uova, simbolo della vita che si rinnova
il grano tenero bollito nel latte, simboli dei due regni della natura
l’acqua di fiori, il profumo della terra
le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo
lo zucchero, per esprimere la dolcezza profusa dal suo canto

In epoca romana, un dolce simile alla pastiera accompagnava le feste pagane del ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente.
Un’altra ipotesi fa risalire la pastiera all’epoca paleocristiana, alle focacce rituali che si diffusero ai tempi di Costantino, derivate dall’offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella notte di Pasqua, al termine della cerimonia battesimale.
Dal grano o farro, misto alla crema di ricotta, potrebbe derivare il pane di farro delle nozze romane, dette appunto “confarratio”.
Nella Gatta Cenerentola, la nota fiaba di Giovan Battista Basile portata sulle scene dal Maestro Roberto de Simone, le pastiere e i casatielli sono menzionate nelle prelibatezze che allietano il pranzo finale.

Infine la versione moderna: pare che il dolce sia stato inventato nella pace segreta di un monastero napoletano.
Una suora volle che quel dolce, simbolo della Resurrezione, avesse il profumo dei fiori dell’arancio del giardino conventuale. Alla ricotta mescolò una manciata di grano, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l’acqua di fiori odorosa come la primavera, il cedro e le spezie aromatiche venute dall’Asia.
Nella sua versione attuale, la pastiera fu probabilmente definita in un antico monastero napoletano rimasto ignoto: anche questa, tuttavia, è solo una supposizione, avvalorata dalla considerazione che nei tempi antichi l’onore di confezionare i dolci per le feste religiose spettava alle monache.
Le suore dell’antichissimo convento di San Gregorio Armeno erano considerate vere maestre nella preparazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano moltissime per rifornire la tavole dei nobili e della ricca borghesia; quando i servitori andavano a ritirarle per conto dei loro padroni, dalla porta del convento fuoriusciva una scia di profumo che s’insinuava nei vicoli intorno, si spandeva nei bassi e dava consolazione alla povera gente per la quale quell’aroma paradisiaco era la testimonianza della presenza del Signore.

Il nome sembra derivare da un’abitudine che ha voluto per un certo periodo, che fosse utilizzata la pasta cotta al posto del grano; ci sono ancora famiglie che preparano la pastiera in casa utilizzando pasta del tipo capellini.
Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell’autentica, o della migliore ricetta della pastiera. Il gusto e’ diverso ed ogni famiglia possiede il suo segreto.
Anzi, ogni famiglia ha la “sua” pastiera: con o senza crema, più o meno profumata, più o meno ricca di canditi. Composizione e dosaggi sono esclusivo patrimonio di famiglia, gelosamente custodito e tramandato di padre in figlio; difficile identificare una ricetta originale e autentica.
Quando le case non erano ancora dotate di forni come oggi, tra i  rituali della Pasqua c’era anche quello di portare le pastiere al forno per la cottura, nonna, mamma e prole al seguito.
La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per permettere  a tutti gli aromi di cui è intrisa di amalgamarsi in un unico e inconfondibile sapore e dato che  è un dolce che invecchiando migliora, si può conservare fino a dieci giorni, ma non in frigo perché altrimenti si rovinerebbe subito.

Qui la ricetta della mia Pastiera con la crema

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